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Un giorno al Rockalvi

Un giorno al Rockalvi

Mea culpa: prima di iniziare la stesura di questo live report mi cospargo infinitamente il capo di cenere per il ritardo rispetto alla manifestazione. Avevo bisogno di tempo per riflettere, paraculiamoci. Si parte: Rockalvi Festival 2013, ovvero il sesto atto del festival di musica indipendente che anima Calvizzano, cittadina a pochi chilometri dal capoluogo partenopeo. Nella tre giorni di musica live si sono alternate sul palco band come Rezophonic, Marlene Kuntz ed Appino. Proprio la serata che prevedeva come headliner il cantante degli Zen Circus ha maggiormente attratto la nostra attenzione, e la scelta si è rivelata particolarmente azzeccata. Primo gruppo sul palco i Dinosauri, side project di Nicholas Mottola il quale, messo provvisoriamente da parte Il Cielo di Baghdad, ha tirato su un trio dove c’è una sola regola da seguire: “fare casino”; le sonorità disco si accompagnano a melodie surf/esotiche, e l’impatto live della band è una piacevole conferma della scoperta estiva al Suoni Di…Vini 2013. Un album, ora vogliamo solo un album da consumare, perché coi Dinosauri ci si diverte.
A seguire, The Sons of Anarchy: dal nome ti aspetti musica hardcore punk, la realtà parla di 2/5 di …A Toys Orchestra (Raffaele Benevento e Andrea Perillo) ed un approccio musicale totalmente diverso dal pestare cassa/rullante ed urlare nel microfono. I figli dell’anarchia sono eterei, delicati ed al contempo incisivi nel loro approccio pop-rock, lontani da matrici ideologiche e liberi nel senso più primordiale del termine: un progetto che dopo 10 anni di limbo trova la giusta ribalta lasciandosi apprezzare nella spontaneità più emozionante.
In lotta con la deadline fissata per mezzanotte, sale sullo stage Andrea Appino a presentare Il Testamento: accompagnato dal solo Enzo Moretto (tornano gli …A Toys Orchestra) alla chitarra, il cantautore toscano regala un’anticipazione dell’ultima tranche di tour totalmente acustica. L’approccio iniziale non è facile, Appino sembra indisposto dalle restrizioni burocratiche e da una “riduzione” acustica di un disco che da oltre un anno viene suonato (molto bene) in full band; ma sulla distanza il folk punk rocker coinvolge i presenti e la title track cantata da tutti è il fotogramma più bello di una serata dai contenuti interessanti e, per molti versi, inediti. Un “side-project day”, riflettendoci verrebbe da chiamarlo così ma resta da fare un plauso al Rockalvi: tre proposte coraggiose (che avrebbero meritato di certo una platea più folta) regalano un venerdì sera che non potevo assolutamente lasciare impresso solo nei miei ricordi. Alla faccia dei ritardi.

Giandomenico Piccolo

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