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Suo.NA bene la prima tappa con i Nobraino

Suo.NA bene la prima tappa con i Nobraino

È finito con sorrisi, abbracci e buone vibrazioni diffuse a tutti i presenti. Il concerto dei Nobraino è stato qualcosa in più che la terza data in Campania per la band romagnola nel giro di 365 giorni; è coinciso con il ritorno di una realtà tanto fugace quanto folgorante: il Suo.NA, eccezionale due giorni di musica che ha animato il Maschio Angioino con le note di Dente, Offlaga Disco Pax e Calibro35, è vivo, e si è evoluto in un festival itinerante lungo otto tappe.

NobrainoLa serata alla “Casetta della Musica”, spazio raccolto e funzionale alla concertistica live tanto da essere più simile ad un club che ad un palazzetto, è iniziata con la musica della George Fravis band: attivi da circa cinque anni, i musicisti capitanati dal fantomatico George Fravis si sono resi protagonisti di una buona mezz’ora di alt-rock dai risvolti folk promuovendo i brani tratti da “Beltempo”, opera prima del gruppo. I cinque partenopei raccolgono consensi e critiche positive nonostante il ruolo di opener, non sempre facile da gestire.

Dopo un rapido cambio palco, l’atmosfera si scalda: Nobraino on stage. L’ultimo a salire è Lorenzo Kruger, frontman della band in tour con “L’ultimo dei Nobraino” nonché autentico mattatore della serata: i nuovi inediti si alternano agli acclamatissimi successi che scatenano i fan di una (bellissima) realtà italiana con quasi 15 anni di esperienza alle spalle. Ma più che la (seppur altissima) qualità musicale dei Nobraino a fare la differenza è la capacità unica di interazione col pubblico nonché la teatralità della peformance: l’abbattimento totale della barriera palco/platea ad opera di Kruger evolve la serata ad happening a 360°, con gli spettatori che diventano protagonisti della variopinta e multiforme estemporanea che si sposta dal bancone del bar (dove Lorenzo, in piedi sullo spazio adibito a servire le bevande, ha cantato una rock cover de “L’Italiano” di Cutugno) allo spazio antistante la Casetta, per una degna conclusione sotto le stelle.

Ognuno e libero di farsi la propria idea su “L’ultimo dei Nobraino”, ma snobbare un concerto come quello di venerdì sera è un peccato mortale: il muro del suono che mi ha provocato fischi alle orecchie per due giorni, la poeticità di “Film Muto”, la geniale italianizzazione di “Clandestino” di Manu Chao (e mettiamoci anche l’impatto visual assolutamente originale della band) rendono l’approccio live il più fulgido esempio della bravura dei Nobraino. Il lavoro congiunto di Uffico K, Bulbart e Wasabee ha prodotto una prima tappa coi fuochi d’artificio, degna apertura per due mesi pieni di (buona) musica.

Sono quei concerti dove gli assenti hanno torto. I Nobraino hanno vinto.Nobraino

Giandomenico Piccolo

Foto di Stefano Riccio

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