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Radio Entropia Summer Fest III, la cronaca

Radio Entropia Summer Fest III, la cronaca

È andata proprio come ci aspettavamo, e devo dire ne siamo estremamente contenti. La terza edizione del Radio Entropia Summer Fest si chiude con il sapore della musica dei Rione Junno, una delle band più esaltanti che questo palco abbia mai avuto come ospite. Ancora una volta sul pavimento della centralissima Piazza Municipio di Marigliano è avvenuta quella magica alchimia tra musica e platea, questa volta non numerosa come siamo stati abituati nelle precedenti edizioni. Capita quando si punta su nomi meno noti (per questioni di budget…la crisi è ovunque) ma si cerca sempre, disperatamente, la qualità e l’innovazione. I quattro headiners, infatti, hanno tutte le carte in regola per imporsi nel panorama “world-folk”: gli emergenti Calatia Ensamble, trascinati dalle ritmiche di Mario Palladino (giovanissimo batterista già U_Led, Beyond Laugh, Myhoo and His Man), la band campana riscrive letteralmente il concetto di musica popolare completando un percorso iniziato anni fa da artisti del calibro di Eugenio Bennato e Enzo Avitabile; la vecchia conoscenza di Radio Entropia “’ORom” guidati dal sociologo Carmine d’Aniello offre uno spaccato della vita gitana mescolandola con quella napoletana, esaltandone similitudini e differenze. “Le Storie di Carmela BI”, costola dello storico gruppo militante campano dei “Bisca”, saliti sul palco subito prima dell’ultimo gruppo in scaletta, sembrano sospesi nell’aria e le chitarre di Elio 100g, le basi e l’ipnotico sax di Sergio Maglietta, sembrano un filo conduttore tra realtà e fantasia, tra passato e presente della loro musica; si chiude con i Rione Junno, la band pugliese che riesce in maniera diversa dagli altri, a mescolare elettronica e tradizione, tammorra con drum machines. Un tripudio. Il nostro festival, però non è mai stato solo palco, e quest’anno vedere così poca genta in piazza è stato brutto, più che triste. Moltissime le componenti che hanno generato un simile risultato di pubblico: uno su tutti la partita di Confederations Cup tra Italia e Brasile, ma anche una serie di eventi collaterali e nazional-popolari nelle vicinanze dell’area Festival. Un peccato, perché quest’anno, dopo le critiche ricevute per la musica troppo “rumorosa” della scorsa edizione, il nostro sforzo è stato rivolto per “accontentare” palati diversi e più distanti dalle nostre corde per unire le giovani generazioni con le più vecchie. Se il risultato è stato questo, un motivo ci sarà, ne prendiamo atto con serenità e rinnovata soddisfazione.
Ettore Vivo

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