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Lo show monumentale di Bruce Springsteen a Roma

Lo show monumentale di Bruce Springsteen a Roma

Eccoci qua, mi toccava scrivere anche di questo concerto. Volevo esimermi stavolta, volevo lasciarlo scorrere via, perché rischio di essere ripetitivo quando scrivo del “mio” Bruce Springsteen. Colleghi, amici e conoscenti mi prendono in giro, per l’enorme entusiasmo con cui scrivo su questo incredibile performer. Spesso critico i suoi lavori in studio, così come ho fatto per il comunque ottimo “Wrecking Ball”, ma i live proprio non sono mal giudicabili, in qualsiasi occasione. Stavolta gli oltre 50.000 di Roma hanno assistito a qualcosa di epico, irripetibile, unico tanto da essere spaventoso. Spaventoso per chi (come il sottoscritto) legge in questo show una sorta di addio, un “grazie di tutto”, una sorta di commiato. Sin dai primi secondi di show ci si rende conto di avere di fronte un Bruce particolarmente ispirato: si comincia con Spirit in The Night, cosa rarissima, quasi mai questo pezzo viene utilizzato per iniziare, e cosa ancora più emotivamente esplosiva è sentire la voce di Bruce prima ancora che lui si palesi sul palco tra il delirio collettivo. È una serata diversa, lo si capisce subito. Ho visto troppi concerti per non accorgermene. Ho visto la tremenda difficoltà a San Siro, dove Bruce quasi non riusciva a cantare sin dalle prime canzoni, ho visto il pacato entusiasmo di Napoli e Padova ed un’altra ventina di shows sparsi per l’Italia e l’Europa per non accorgermi che qualcosa di incredibile sarebbe successo. E così è stato. Le successive 3 ore e 25 sarapringstnno le più belle ed intime che un fan di Seen possa desiderare, e non solo. Una scaletta che sembra decisamente essere un concerto a parte non uno del “Wrecking Ball Tour”. Le tracce dell’ultimo album restano pochissime e viene esclusa dal set addirittura la title track (uno dei migliori brani di Bruce in assoluto). Un momento di esaltazione personale, devo dirlo, è stato ascoltare Lucky Town (title track dell’ album uscito nel marzo del 1992 parallelamente a Human Touch); la data romana del tour di quel disco infatti, fu il primo concerto di Bruce a cui ho assistito, ben vent’anni fa, il 25 Maggio del 1993 e in quella notte avrei compiuto 18 anni.
Basta poco e comincia la magia, il giocare con le anime e i cuori di chi ama la musica del Boss. “Incident on 57th Street” (dal secondo album “The Wild, The innocent and the E-Street shuffle”) quando la ascolti in cuffia oggi nel tuo ipod sai perfettamente cosa succede dopo gli oltre 7 minuti di canzone , aspetti la fine e sai che la successiva comincia con un riff che da solo ne identifica la potenza, Rosalita. Ed è quello che succede live. Bruce gioca su questo passaggio, fa presagire che sta andando proprio verso quella direzione; sta eseguendo tutto il lato B del suo secondo album. Così alla fine di Rosalita, con l’aiuto di Little Steven, tira fuori uno striscione che annuncia che la prossima sarebbe stata “New York City Serenade” (ultima traccia del disco in studio), mai eseguita in Europa, una rarità in generale visto che nella sua carriera questo brano è stato eseguito solo 9 volte. È l’apice. Il momento più alto di Bruce Springsteen in Italia. Il momento che rende questo show il più bello di sempre (e finalmente, mi viene voglia di dire, dopo anni vissuti a dannare me stesso per aver avuto solo 10 anni nel 1985 e non aver potuto partecipare allo storico concerto di San Siro) anche perché è stato costruito per esserlo e per rimanere nella storia del Rock di tutti i tempi. Accompagnato dalla “String Session” Roma Sinfonietta diretta dal maestro Leandro Piccioni, New York City Serenade trasporta il pubblico in uno stato di trance. Bruce sa cosa sta facendo, perfettamente. È in forma come mai prima d’ora in questa seconda parte di tour e canta ispirato, distaccandosi quanto basta dalla versione originale del brano, attualizzandolo e rendendolo eterno. Le telecamere inquadrano i violinisti (reduci da collaborazioni storiche con grandi della musica mondiale) si percepisce dai loro volti la gioia estrema di essere li in quel momento; sulle partiture che stanno fedelmente eseguendo si riconosce chiaramente l’autografo di Bruce Springsteen, meritato trofeo offerto per ciò che stanno suonando. Lo show praticamente finisce qui. Anche se Bruce si scatenerà come al solito con il suo repertorio più recente. Alla fine compiaciuto saluterà il suo pubblico dicendo “Bellissima gente…bellissima serata”. Per noi sarà per sempre “il concerto”. Il più bello di tutti.

Ettore Vivo

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