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“La Ventura” di Manu Chao alla Mostra D’Oltremare

“La Ventura” di Manu Chao alla Mostra D’Oltremare

Un incredibile spiegamento di forze dell’ordine in assetto antisommossa (quasi a mettere i puntini sulle i, a ricordare che il G8 di Genova non è ancora finito, e che forse non finirà mai) ci accoglie ai cancelli della Mostra D’oltremare. Inspiegabile per una festa come questa, una provocazione chiara, se non altro una presa di posizione contro l’organizzazione che ha dovuto modificare alcune sue routine per assecondare i controlli richiesti; unico lievissimo neo di una serata perfetta sotto ogni punto di vista. Prima di parlare del protagonista, va sottolineato l’enorme sforzo artisticodei gruppi di apertura: semplicemente perfetti, come tempi e scalette; i Foja, Ballads e soprattutto Jovine, più che “aprire” hanno letteralmente preso per mano il pubblico verso l’apice dello spettacolo: encomiabile.

Poi è arrivato lui, il piccoletto, cinquantenne, sempreverde, il clandestino cantore di questo Mondo Difficile dal futuro incerto, ed è stato il delirio. Un fiume di punk, reggae, ska…di patchanka per dirla alla Manu Chao. “La ventura” non é certo Radio Bemba, la band monumentale che accompagnava il “clandestino” nel suo ultimo show napoletano nel 2001, ma fa il suo sporco lavoro sapientemente gestita dallo storico bassista Jean Michel Gambeat, il super chitarrista Madjid Fahem e David Bourguignon alla batteria. Un flusso musicale senza soluzione di continuità, con pochissimi respiri. Quando la musica si ferma, è Manu a continuare la ritmica battendo il microfono sul petto: “Grazie per l’energia, Napoli!”, è il caso di dirlo. Dal palco si vede una fiumana di ragazzi felici e sorridenti, magari un po’ alticci, ma contenti e pacifici. Tutto fila liscio, gestito dall’incredibile lavoro della banda di Ufficio K capitanata dall’instancabile Lele Nitti, protagonista di tanti (quasi tutti) concerti napoletani. Un altro grande momento della storia della musica a Napoli a poco più di un mese dal concerto di Springsteen a piazza Plebiscito. L’ultima parte del concerto é dedicata ai pezzi più vecchi, quelli degli inizi coi Mano Negra, stravolti e reinterpretati, in maniera poco riuscita, secondo il parere di un nostalgico, quindi non fateci caso. Siamo in visibilio quando alla fine, nel backstage, ci abbraccia e ci permette di avvicinarci bloccando lui stesso la security esclamando “tranqillo tranqillo” come se volesse anche lui l’abbraccio della gente da concerto come noi, come lui. Riusciamo addirittura ad avere un autografo…si firma “Manu…GRAZIE!” e questa la dice lunga su chi ha animato la Mostra D’Oltremare martedì sera.

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