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La fava di Luca Romagnoli, un fonico discutibile ed il Complesso del Primo Maggio

La fava di Luca Romagnoli, un fonico discutibile ed il Complesso del Primo Maggio

Non è mancato nulla al Concertone dell’austerity: la polemica a sfondo religioso-moralista, il gruppo reduce da San Remo, l’impegno sociale e gli headliners (?). Ma allora perché tutti a criticare l’edizione 2013 del live promosso da CGIL, CISL e UIL? Semplice: le crepe sono da rintracciare nelle fondamenta.

Lavorare con ritmi tanto serrati, nel giorno della festa dei lavoratori (quei pochi che restano…) è, parafrasando le parole dello stesso Appino, un paradosso; com’è anche un paradosso promozionale annullare l’esibizione del primo nome annunciato in line-up: perché cadere in defaillance del genere quando si ha tutto il tempo di spulciare vita, morte e miracoli di Fabrizio Tarducci da Senigallia noto col nome di Fabri Fibra?

Lavorare tanto, lavorare male: nelle zone di Piazza San Giovanni e relativo backstage le robe sul palco suonicchiavano in modo sufficiente, ma i nostri amici telespettatori lo show non se lo sono goduto minimamente. La fonìa si è rivelata assolutamente inadatta a riproporre in diretta televisiva la miscela sonora che si produce con la musica dal vivo, evirandola della componente più importante: l’impatto sui timpani che ti spinge a tirar fuori 10 o più Euro per vivere un’emozione diversa dal CD.

Lavorare tanto, e lavorare disorganizzati: scene di panico all’ingresso stampa. Il termine tassativo per presentare richieste d’accredito (fissato ad una settimana prima dell’evento) non è coinciso, purtroppo, con un’organizzazione degna di cotanta magnitudine: persone munite di mail di risposta firmata e controfirmata ma non risultanti nell’elenco, momenti da film romantico dove la security tuonava la frase hollywoodiana “o tu, o lui…scegli!”. Drammaturgia sotto il cielo uggioso intristito dalle proposte emergenti, ampiamente evitabile.

Tralasciando l’impegno politico che, ai giorni nostri, anche in occasioni come il Primo Maggio è diventato solo un lontano ricordo, la mia impressione personal generale è di aver assistito ad un’occasione persa da parte dei piani alti dei maggiori sindacati italiani: la svolta “alternativa” e gli headliners intelligenti (giusto connubio tra popolarità e cachet adeguato, con buona pace degli ospiti internazionali) potevano rappresentare un equilibrio interessante che, se valorizzato al meglio, sarebbe riuscito nell’intento di riavvicinare i giovani (nello specifico, un determinato target di pseudo-alternativi tra i 15 ed i 25 anni) ad una festa e ad una piazza diventata appannaggio delle persone nate tra il 1970 e il 1985. Ma invece no: ritardi in scaletta che generano atti totalmente inconsulti (come lo strip-tease di Luca Romagnoli, frontman del Management del Dolore Post-Operatorio che ha scosso molti col suo gesto mentre il sottoscritto s’è fatto un paio di sonore risate), un monopolio mediatico brandizzato RAI che allontana anche le più volenterose realtà che giungono in quel di Roma accollandosi spese di viaggio e alloggio e una proposta televisiva da incubo spingono ulteriormente verso il baratro una delle kermesse che raccoglie(va) numeri di spessore nell’ambito estivo/primaverile.

Il concerto del Primo Maggio sta morendo, e c’è chi nasconde le mani sporche.

Prima di chiudere la pagina e tornare alla vita quotidiana, restano da ascoltare i pensieri e le parole (insomma: le interviste) ad alcuni dei protagonisti del Concertone.

Intervista Appino (Zen Circus)

Intervista Colapesce

Intervista Mattia (Marta sui Tubi)

Giandomenico Piccolo

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