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Il suono e il profumo della città ne “Il mare che bagna Napoli”

Il suono e il profumo della città ne “Il mare che bagna Napoli”

Cos’è la fortuna? Io dico che la fortuna è avere la possibilità di crescere riconoscendo il bello. E allora cos’è “il bello”? Forse, allora, il bello è tutto ciò che ha la fortuna di cadere sotto gli occhi di un animo che ha imparato a riconoscere la bellezza. È lo spasmodico rincorrersi della fortuna e della sensibilità umana, che vorticosamente riesce a travolgere qualsiasi cosa.

La sensazione che si ha imbattendosi in Sergio Siano, il fotoreporter de “il Mattino” di Napoli,  è di essere risucchiati in quel vortice; incontrarlo e conoscerlo è stata la mia fortuna e poiché credo che la fortuna vada condivisa, voglio provare a farvi arrivare la forza e la passione del suo ultimo lavoro.

Quello di cui parlo é, dopo le innumerevoli partecipazioni ad altri progetti editoriali e non, il primo della sua carriera che porta la sua firma. “Il mare che bagna Napoli”, questo è il titolo della raccolta di immagini di Sergio, è stato presentato lo scorso dicembre ed è una collezione di scatti che restituiscono il riflesso del suo intimo rapporto, di oltre 30 anni, con la città.

Nelle foto di Sergio non ci sono brutture da denunciare o lucide cromature; in sostanza non c’è l’esercizio ripetitivo di fissare immagini da tempo consegnate alla storia di Napoli, che la incorniciano in un’iconografia di luoghi comuni che ha ceduto il passo alla noia qualche secolo addietro.

Nelle foto di Sergio c’è Napoli così com’è, così come la vede uno qualsiasi dei ragazzi che la abita, una volta fuori della porta di casa; un ragazzo con la macchina fotografica, che con quella macchina è cresciuto nel cuore della città, a “iQuartieri”, come li chiama lui, perché per i napoletani è sottinteso che siano Spagnoli. Ma non ci sono solo iQuartieri, c’è Forcella, la Sanità, tutti percorsi passo dopo passo, scrutati pietra su pietra e poi c’è la gente.

Ogni scatto é un racconto, un piccolo pezzo di storia muto che trova la sua rinascita; é la persecuzione per i gesti quotidiani, consuetudini calcificate fatte di rituali, eppure incogniti. Nello scorrere delle immagini si ha sensazione di riuscire a ritrovare per quei luoghi un legame sopito e quasi istantaneamente da quelle foto vengono fuori gli odori, i suoni, l’umidità che accompagna la salsedine e così, una dietro l’altra, le immagini trascinano l’osservatore-lettore in un viaggio inaspettato, che demolisce ogni idea iniziale di approccio al libro e lo scaraventa in uno spettacolo che alterna caos frenetico a religioso silenzio.

Gli scatti di Sergio, su Napoli, fanno il gioco degli occhi dell’amante che si accosta all’oggetto del suo desiderio ma che non sa dove puntare l’attenzione per quanto gli occhi non bastano a saziarlo.

La sensazione è che Sergio viva Napoli non come un luogo o un agglomerato di edifici e persone ma come una persona, una sola, che può diventare qualsiasi cosa, una persona per la quale confezionare uno scrigno, quale secondo me è questo libro, che ne custodisce l’anima e ne svela il cuore.

Antonella Braccolino

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