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Il Secondo album è sempre il più difficile..Delude il ritorno de “Lo stato sociale”

Il Secondo album è sempre il più difficile..Delude il ritorno de “Lo stato sociale”

 

Ascolto il secondo disco de “Lo stato sociale” e non posso are a meno di ricordare il celebre pezzo di Caparezza “Il secondo secondo me” in cui l’artista molfettese cantava “il secondo album è sempre il più difficile..nella carriera di un artista”. Una frase che sembra quasi un anatema se si ascolta questo secondo lavoro della Band più attesa dal sottoscritto in questo 2014. Una delusione pressoché totale. la dove nel primo riuscitissimo disco (turisti della democrazia) alcuna cose potevano essere perdonate, questo “L’italia peggiore” non rappresenta un evoluzione bensì un deciso e impacciato passo indietro. Poche idee, pochi lampi se non assenti lampi di quello che sembrava essere un genio. Le tematiche sempre fedeli ad una certa corrente politica che in passato avevano un sapore di saggia scansonatezza, oggi quasi trapelano supponenza e presunzione, condite da una pioggia di retorica. E se i testi mancano, in un progetto come questo, ci rendiamo conto che nel piatto resta ben poca roba, e chi vuole scrivere su questo lavoro si sente come un esperto di cibo che deve recensire i bastoncini findus. Ma possibile che la musica italiana non riesca proprio a sfornare nessun nuovo talento? Possibile che sia veramente finita? Eppure ho la sensazione che il problema è semplice puro fatto di mercato. Il talento non viene premiato, o meglio viene premiato solo un certo tipo di talento. E’ molta l’amarezza nel leggere che band come Le Cordepazze, di recente finalisti al Tenco e vincitori del premio Musicultura 2014 siano prossime allo scioglimento, certo i motivi saranno tanti, ma credo che la frustrazione per essere talentuosi, pluripremiati ma allo stesso tempo semisconosciuti abbia fatto la sua parte in maniera determinante. Una delle realtà più interessanti del panorama cantautorale italiano sta per lasciarci senza che i loro pezzi siano mai arrivati alle orecchie della massa, mentre band che al secondo album sono già a corto di idee prendono oltre 3000 euro di cache e per suonare non devono neanche attaccare jack agli amplificatori. Triste. Come loro anche gli Jang Senato, autori, a mio parere, di una delle canzoni d’amore più belle della storia della musica italiana (Respirare è il titolo)  lotta da un po’ contro la stessa frustrazione. Non posso che sperare nella loro resistenza in questo delirio hipster che sta uccidendo la poesia. Forza Ragazzi, la musica siete anche voi. Soprattutto voi.

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  • “Il talento non viene premiato, o meglio viene premiato solo un certo tipo di talento. E’ molta l’amarezza nel leggere che band come Le Cordepazze, di recente finalisti al Tenco e vincitori del premio Musicultura 2014 siano prossime allo scioglimento”.
    Hanno tutte le carte in regola per ritagliarsi di diritto uno spazio tra la musica d’autore italiana, testi intelligenti e interessanti, musiche e arrangiamenti superbi e superlativi, presenza scenica, insomma sanno il fatto loro.
    Basterebbe che uno di quelli che conta (e c’è ne sono) e che conosce il talento delle cordepazze desse loro una opportunità di esibirsi, sul palcoscenico di Sanremo, al posto di una delle “schegge” di passaggio, frutto della pompata enfasia di qualche talent show, e poi se la caverebbero da soli, perché al contrario delle “schegge”, sanno come si scrive il testo di una canzone e come si musica.

    • RadioEntropia

      Sono pienamente d’accordo con te. Radio Entropia Factory è nata qualche anno fa con l’intento di mantenere in vita e promuovere con tutte le forze possibili, compresa quella della disperazione, tutti i progetti che per un motivo o per un altro possono essere dimenticati. Se fenomeni come le Cordepazze, Jang Senato, ma anche Pan del Diavolo, Banshee dovessero interrompersi per sempre, sapremo che non c’è stato rinnovamento nel panorama musicale italiano e che l’Indie abbia ucciso l’Indie come ho sempre sostenuto. Oggi se vuoi sopravvivere devi essere Indie, nel senso che devi fare il tipo; devi imitare Tre allegri e Zen Circus, puzzare di sudore e di alcool e cantare testi decadenti. Se fai pop rock, non importa quanto lo fai bene, nell’underground non conti, perchè l’underground è sempre troppo radical chic.

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