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Il ritorno degli Empire of the Sun con “Ice on the Dune”

Il ritorno degli Empire of the Sun con “Ice on the Dune”

Cinque anni dopo il successo stratosferico che ha consacrato “Walking on a Dream” uno degli esordi discografici più fulgidi, gli Empire of the Sun tornano alla carica con “Ice on the Dune”, pubblicato circa un mese fa attraverso gli store digitali. Chiariamoci: a me il duo neozelandese convince e canzoni come “We are the people”, illo tempore, sono entrate nel mio iPod e sono tuttora nelle playlist preferite; ed è curioso notare come le note positive del nuovo lavoro sono proprio quelle che si pongono sotto il segno di continuità con la produzione precedente. Cassa battente, sonorità fortemente incentrate sulla presenza di refrain e la voce effettata di Luke Steele rendono i 42 minuti di “Ice on the Dune” un piacevole sciorinarsi di tracce che, a tratti, strizzano l’occhio all’elettronica dei maestri francesi, i Daft Punk. Il singolo che ha trainato l’uscita del disco, “Alive”, rappresenta un ottimo compromesso tra l’easy-listening richiesto alla canzone data in pasto a qualsivoglia canale promozionale radio-televisivo e la complessa miscelazione melodica tipica degli Empire of the Sun. Tutto perfetto quindi? Ovviamente no: se da un lato la compattezza espressa nelle canzoni esalta e rende immediatamente riconoscibile la band, dall’altro ai timpani più attenti non mancherà l’evidenza di una certa “ripetitività” noiosa e supponente; gli episodi meno “pompati”, come “Keep a watch”, necessitano una forte revisione perchè danno l’idea di essere gettati lì, come diversivo grezzo. Tirando le somme, l’ascolto disattento, da viaggio in macchina, è la dimensione ideale per il secondo album (che resta sempre il “più difficile nella carriera di un’artista” cit.) degli Empire of the Sun, che sotto questa prospettiva si candidano con uno dei migliori dischi dell’estate.

Giandomenico Piccolo

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