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Back and Into The Wild

Back and Into The Wild

Jack london è morto sucida a 40 anni, obeso e sciatto nella sua villa californiana, ucciso forse dalla depressione che solo una vita di eccessi può generare. Eppure la sua opera ed i suoi personaggi erano incentrati sulla vita semplice e selvaggia delle foreste d’Alaska, tra lupi e Grizzly. Evocativi tanto da spingere il giovane Chris a ripercorrere quei sentieri e a vivere l’estremo di cui il suo autore preferito ne aveva appena sentito l’odore.
Chris mccandles un giovane neolaureato di buona famiglia, la cui storia ha colpito milioni di persone grazie anche (e soprattutto) all’adattamento cinematografico sulla sua vita. Into the wild, ha colpito anche me, una grande storia, un bel film, una spettacolare colonna sonora. Spesso mi soffermo a pensare a questi singolari individui, che vivono una vita piena, eroica, che poi indipendentemente da ciò che hanno cercato di comunicare, si ritrovano ad essere simboli, in un certo senso dei meccanismi umani che hanno sempre combattuto. Incredibile la mole di materiale commerciale su Chris ed il film, così com’è incredibile il numero di imbecilli che si mettono sulle sue tracce, rischiando seriamente la vita (ed in alcuni casi rimmettendocela) per scattarsi una foto accanto al mitico bus 142, ultimo rifugio del giovane ribelle americano. Mi ha sempre irritato la parola “ribelle”. Perché per essere ribelle si presuppone che ci sia qualcosa contro cui ribellarsi, senza della quale la ribellione non avrebbe ragione di esistere; come un supereroe e la sua nemesi. Come queste frasi che scrivo;non avrebbero senso senza voi che le leggete, e anzi, probabilmente non sarebbero neanche state scritte, senza la consapevolezza che ci sarebbe stato qualcuno a leggerle. Chris, nell’ultimo disperato grido d’aiuto, sul biglietto attaccato all’esterno dell’autobus, si firma col suo vero nome, non con lo pseudonimo che l’ha accompagnato nel corso della sua vita da nomade (Alex Supertramp). La voglia di perdersi lascia il passo all’estrema è disperata voglia di essere ritrovato, se pur da morto. Ed è questo il più grande controsenso della sua storia, ma se ci rifletto, è il controsenso di ogni uomo e del suo percorso di vita.
I ribelli, gli eroi forse servono a questo. Servono a nobilitare il controsenso che affrontiamo ogni giorno vivendo, e forse ad illuderci che esiste una soluzione a ciò che reputiamo ingiusto.
La vita e la morte, due facce della stessa medaglia, ma a far da sfondo questa assurda ironia. Chris ha rinunciato alle comodità, ai soldi, forse in maniera ossessiva e ingenua eppure la sua storia e i suoi scritti hanno fruttato milioni di dollari, alimentato fanatismi occidentalistici, creato miti e star. Anche alcune delle persone che hanno incrociato la sua vita ne hanno approfittato, più o meno bonariamente.
Il mito oltre la verità, il personaggio oltre la persona.
Poco conta se la fondazione che porta il nome di Chris oggi raccoglie migliaia di dollari per aiutare gli indigenti; il messaggio di Chris, in questo modo ne esce inquinato, proprio perché l’ingenuo e cocciuto rifiuto del denaro possono essere considerati mentori ed assassini del giovane stesso.
La verità forse è che McCandless come persona non conta; Chris è solo un veicolo, un pretesto per raccontare la sua storia, che è ben più grande della vita del suo stesso protagonista.
“Back to the wild” è il titolo del secondo libro su Chris e la sua storia uscito nel 2011. Incredibile come il mercato sia più forte di qualunque cosa, tanto da generare un seguito in una storia che seguito non ha. Un titolo offensivo e quasi volgare proprio nei confronti del protagonista di questa storia. Chris McCandless sarà stato un pazzo, uno stupido, un esaltato, sarà stato un viziato giovanotto di buona famiglia che voleva farla pagare ai propri genitori, sarà stato tutto questo o nulla di questo, ma di sicuro, chiunque sia stato avrebbe condannato aspramente la mercificazione e commercializzazione della sua storia e dei suoi ideali. Concepito quasi come un “pop-up book elettronico” Back to the wild è un app per ipad, un libro ed anche un dvd, contenente foto, immagini e video rinvenuti seguendo le strade di Chris dalla partenza fino alla sua morte nel 1992. Materiale estremamente personale e interessante per quella istintiva, feticista ed irrefrenabile voglia di scrutare nella vita del protagonista.
Non ci resta molto da dire, se non ascoltare le bellissime note di Eddie Vedder “Society, have merci on me, i hope you’re not angry if i disagree, Society, Crazy and deep, i Hope you’re not lonely without me” e ricordare le parole di Chris:

Possiedi solo le cose che puoi portare con te correndo alla massima velocità

E.

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